Calcio, Inter, Juventus, Serie A

All’Inter il derby d’Italia

L’Inter vince il big match della 13esima giornata, e lo fa meritatamente contro una Juve che corre e si impegna, ma non incide in avanti.

RIVOLUZIONE MODULI- Mourinho se ne è fatta ormai una ragione: il 4-3-3 non è roba per l’Inter, almeno per il momento. Le “ali” non funzionano, Mancini e Quaresma sono rimandati. Ma soprattutto è passata la convinzione che Ibrahimovic possa giocare come unica punta. Allora il tecnico portoghese passa, ormai da due giornate, alle 2 punte. Col Palermo è toccato a Cruz, con la Juve ad Adriano. Per Ranieri invece il problema è a centrocampo: serve un metronomo, così, con Zanetti fuori uso da tempo, si dà fiducia a Thiago. E le cose sono migliorate negli ultimi tempi. Ma ieri sera la sfortuna colpisce nuovamente il centrocampista portoghese: sospetta distorsione al ginocchio sinistro. Fuori al 2′ del primo tempo, al suo posto Marchisio.

PIU’ INTER- Si vedono di più i nerazzurri. I bianconeri giocano con la difesa molto alta e i padroni di casa ne approfittano per sorprenderli: palla lunga in avanti per lo svedoslavo e Adriano, che corrono come treni ma devono fare i conti con un Chiellini insuperabile, soprattutto Ibra. Si assiste ad un gran duello tra i due. La Juve invece sembra non riuscire a concretizzare, le azioni si fermano al limite dell’aria, Amauri sembra un fantasma.

MUNTARI: DAL PEGGIORE IN CAMPO AD EROE- Dopo i primi 45′ ad alti ritmi, la ripresa cala un pò, ma non nell’agonismo. Sono sempre i nerazzurri ad essere pericolosi, e dopo che Ibra si mangia letteralmente 2 gol scattando sul filo del fuorigioco, ecco che Muntari, il peggiore in campo tra gli uomini di Mou, si ritrova tra i piedi un assist riuscito male dello svedese. Manninger non si allunga, convinto di un offside. Invece la posizione del ghanese è perfettamente regolare. E’ 1-0, e il Meazza esplode. I bianconeri provano ad accennare una reazione: intanto Ranieri cambia, fuori Marchionni e Amauri e dentro Camoranesi e Iaquinta. Ma l’unico pericolo arriva da un assente Del Piero: stacco di testa e parata miracolosa di Julio Cesar.

L’Inter rimane in testa alla classifica e lascia la Juve a -6. Differenze sostanziali tra le due squadre, con i bianconeri al momento inferiori sul piano fisico e sul piano del gioco.

Serie A

Inter-Juve è il big match, trasferte dure per Milan, Roma e Udinese.

Il grande ex della super sfida di S.Siro
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ROMA – Tredicesima giornata all’insegna delle grandi sfide. Negli anticipi del sabato spicca il big match di San Siro tra Inter e Juventus, mentre al Franchi va di scena un avvincente Fiorentina-Udinese. La domenica vede l’entusiasmante sfida dell’Olimpico tra Lazio e Genoa, mentre per Milan e Roma due trasferte alquanto ostiche. Il Palermo prova ad uscire dalla crisi andando a Bologna, mentre il Napoli ospita un Cagliari in netta ripresa. Chiudono Chievo-Siena, Sampdoria-Catania e Reggina-Atalanta.
Tutti i numeri della 13/a giornata di serie A.
BOLOGNA-PALERMO - Il Bologna ha sempre subito reti in ciascuna delle 12 partite disputate finora in campionato, per un totale di 21 gol al passivo. L’ultima volta che i rossoblu hanno mantenuto inviolata la propria porta in un match di campionato risale all’1 giugno scorso: vittoria interna per 1-0 contro il Pisa, in Serie B. Gli emiliani, assieme alla Reggina, sono anche la squadra ad aver mandato finora in gol il minor numero di giocatori diversi: 4, Di Vaio, Moras, Valiani e Volpi. Il Palermo, invece, nelle ultime 23 trasferte disputate in campionato non ha subito gol solo in un’occasione: è accaduto lo scorso 2 marzo, 0-0 in casa della Reggina.

CHIEVO-SIENA - Il Chievo è reduce da 5 sconfitte consecutive in campionato, e se dovesse perdere ancora verrebbe stabilita la sua nuova striscia negativa record di sconfitte consecutive in Serie A, finora eguagliata rispetto al periodo febbraio-marzo 2005. La squadra clivense, inoltre, è rimasta una delle quattro formazioni (insieme a Atalanta, Bologna e Reggina) della Serie A che segna solo con giocatori partiti titolari. Il Siena non vince fuori casa dal 2-0 a Empoli, in Serie A, lo scorso 2 marzo. Nelle seguenti 12 partite, i bianconeri hanno messo insieme 6 pareggi e 6 sconfitte.

FIORENTINA-UDINESE – La Fiorentina non perde in casa dal 3 febbraio scorso quando venne superata per 1-0 dal Milan: da allora, nelle successive 21 partite, lo score casalingo viola è di 14 vittorie e 7 pareggi. Alberto Gilardino trova nell’Udinese il suo bersaglio preferito. Su 122 reti segnate, 11 le ha realizzate ai friulani. Marino ha in novembre il mese in cui le sue squadre hanno un rendimento migliore: media punti 1,90, frutto di 16 vittorie, 9 pareggi e 5 sconfitte, in 30 panchine.

INTER-JUVENTUS - L’ultima sconfitta interna ufficiale dell’Inter risale al 22 marzo 2008 quando venne sconfitta per 2-1 dalla Juventus: da allora lo score nerazzurro è di 7 successi e 5 pareggi. La formazione nerazzurrà è una delle tre squadre, assieme a Torino e Milan, ad aver finora segnato col maggior numero di giocatori diversi: 8, Adriano, Cordoba, Cruz, Ibrahimovic, Maicon, Obinna, Stankovic e Vieira. L’attaccante nerazzurro Zlatan Ibrahimovic, e quello juventino Amauri, sono due dei quattro calciatori finora più decisivi: i loro gol hanno portato 10 degli attuali punti in classifica a Inter e Juventus. Condividono la leadership Gilardino (Fiorentina) e Ronaldinho (Milan). La Juventus è reduce da 7 vittorie ufficiali consecutive l’ultima volta era successo nella stagione 2006/07 in Serie B. La Juventus non ha segnato solo una volta nelle ultime 20 partite ufficiali: il 27 settembre scorso, 0-0 in casa della Sampdoria.

LAZIO-GENOA - La Lazio è la squadra ad avere segnato il maggior numero di gol con giocatori provenienti dalla panchina: 6, con Rocchi (3), Foggia (2) e Simone Inzaghi (1). La formazione biancoceleste è anche la squadra che guadagna il maggior numero di punti tra primi e secondi tempi: il saldo attivo della squadra di Delio Rossi è addirittura di +10. Delio Rossi ha in novembre il mese in cui le sue squadre hanno il miglior rendimento in termini di media-punti per incontro: 1,72, frutto di 22 vittorie, 15 pareggi e 10 sconfitte, in 47 panchine. Per contro, Gianpiero Gasperini ha in novembre il mese in cui le sue squadre hanno il peggior rendimento in termini di media-punti per match: 0,90, frutto di 3 vittorie, 11 pareggi e 8 sconfitte, in 22 panchine.

Lecce vuole sfatare il tabù

LECCE-ROMA - In 13 precedenti ufficiali a Lecce, 7 pareggi (ultimo, 2-2 nella Serie A 2005/06) e 6 vittorie della Roma (ultima, 0-3 nella stagione 2003/04). L’unica vittoria del Lecce in match ufficiali contro la Roma resta il famoso 3-2 del 20 aprile 1986 dell’Olimpico, che costò lo scudetto ai capitolini. Il Lecce è rimasta l’unica squadra a non aver ancora beneficiato di un calcio di rigore a favore. L’ultimo penalty a favore dei salentini in campionato risale al 26 aprile scorso, in Serie B: Ravenna-Lecce 1-3, con trasformazione di Valdes. La Roma, con 4 espulsioni a carico ( De Rossi, Mexes, Panucci e Perrotta), è una delle due formazioni con minor fair-play nella Serie A 2008/09, alla pari del Napoli. La Roma ha sempre subito gol nelle ultime 11 trasferte ufficiali disputate, per un totale di 19 gol al passivo. L’ultima sfida esterna conclusa con la porta inviolata risale al 4 maggio scorso: vittoria per 3-0 in casa della Sampdoria.

NAPOLI-CAGLIARI - Centesima panchina in Serie A per Edy Reja, che ha finora guidato Vicenza e Napoli, collezionando 35 vittorie, 21 pareggi e 43 sconfitte. Nelle ultime 14 uscite casalinghe ufficiali, il Napoli ha collezionato 13 vittorie (di cui 10 nelle ultime 10 sfide disputate) e un pareggio (0-0 contro il Siena, in Serie A, lo scorso 27 aprile). Massimiliano Allegri ha in novembre il mese in cui le sue squadre hanno il miglior rendimento: media punti di 1,87, frutto di 8 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte, in 16 panchine. Il Cagliari ha pareggiato solo una delle 14 partite ufficiali fin qui disputate, 0-0 in casa contro il Milan.

REGGINA-ATALANTA - Reggina-Atalanta è la sfida tra 2 delle 4 squadre della Serie A 2008/09 che segnano i loro gol solo con titolari. Gli amaranto segnano consecutivamente in casa da 12 partite ufficiali, dove hanno realizzato in totale 24 marcature. L’ultimo stop risale al 2 marzo scorso: 0-0 con il Palermo. L’Atalanta ha vinto solo una delle ultime 10 partite esterne ufficiali disputate: lo scorso 14 settembre, 1-0 a Bologna. Nelle altre 9 partite esterne prese in esame, lo score nerazzurro è stato di 2 pareggi e 7 sconfitte.

SAMPDORIA-CATANIA - Una vittoria del Catania a Marassi (1-0, nella Serie A 1964/65), poi nelle successive 9 sfide ha sempre vinto la Sampdoria. La squadra blucerchiata ha perso solo una delle ultime 24 partite casalinghe ufficiali disputate: 0-3 con la Roma. Nelle altre 23 sfide interne prese in esame, lo score blucerchiato è di 14 vittorie e 9 pareggi. Il Catania non vince una partita in trasferta dal 29 aprile 2007, quando s’impose per 1-0 in casa dell’Udinese: da allora 26 seguenti gare con 10 pareggi e 16 sconfitte.

TORINO-MILAN - Il Torino non segna al Milan da 568′, ovvero dal 62′ di Milan-Torino 2-1 del 17 marzo 2002, rete di Ferrante. Da allora si sommano i restanti 28′ di quel match e le intere 6 successive partite. Settimo confronto ufficiale tra gli attuali tecnici delle due squadre, con De Biasi che non ha mai vinto: un pareggio e 5 successi di Ancelotti. L’ultimo pareggio interno della squadra granata risale al 23 febbraio scorso: 4-4 contro il Parma, in campionato. Con 4 rigori a favore nelle prime 12 giornate, Torino e Milan sono due delle tre squadre che hanno ricevuto più tiri dal dischetto nell’attuale Serie A. Il Milan non perde un incontro ufficiale dal 14 settembre scorso, 2-0 a Marassi con il Genoa: da allora lo score rossonero è di 12 successi e 2 pareggi, con gli uomini di Ancelotti sempre a segno tranne che nello 0 a 0 di Cagliari.

Calcio Internazionale

Copa Sudamericana: finale inedita Estudiantes-Internacional

E’ la loro prima volta. Ed è facile che sia così, vista la giovine età della competizione. La Copa Sudamericana, una sorta di coppa Uefa oltreoceano che include però anche le partecipanti alla Libertadores, si gioca infatti soltanto dal 2002. Protagoniste dell’inedito atto finale l’argentina Estudiantes La Plata e la brasiliana Internacional Porto Alegre, due club appartenenti all’élité mondiale.

Veron vuole emulare le gesta del mitico padre
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La storia- Al team di Porto Alegre il merito di rappresentare per la prima volta in finale il Brasile. L’Argentina, invece, ha spadroneggiato nelle edizioni precedenti: ben 4 vittorie su 7 (due successi per il Boca, una a testa per San Lorenzo e Arsenal de Sarandì), soltanto nel 2006 l’atto finale non vide in scena formazioni albicelestes.
Per quanto riguarda i successi internazionali, verrebbe da dire che il presente sfida il passato. Il Colorado ha in bacheca soltanto tre allori, tutti incamerati nel magico 2006-’07: la Libertadores e i conseguenti Mondiale per Club e Recopa. Prima di allora soltanto una finale persa nel 1980. Si tratterebbe dunque di un’ottima occasione per calare il poker nel giro di pochi anni.
Il Pincha ha una storia più gloriosa alle spalle. Alla fine degli anni 70′, la corazzata allenata dal mitico Zubeldia e guidata da Carlos Bilardo (attuale braccio destro di Maradona in Nazionale, nonchè ct campione del mondo dell’86′) e dalla Bruja (ovvero strega) Veron, padre dell’ex Inter, Parma e Lazio Juan Sebastian, infilò uno straordinario tris in Libertadores (68′-69′-70′), sfiorando il poker nel 71′ (il Nacional Montevideo spezzò il suo dominio), e conquistò un’Intercontinentale. Ma da lì in poi buio assoluto. Insomma, un successo prestigioso (campionato escluso) manca da questi parti come il pane. Chissà se l’ideale passaggio di testimone tra padre e figlio (anche di maglia, la numero 11) attuale faro della formazione di Astrada, servirà a rinverdire gli antichi fasti. D’altronde in campionato c’è già riuscito nell’Apertura 2006, interrompendo un digiuno lungo 23 anni.

D’Alessandro a caccia del primo titolo
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Il cammino- Il cammino delle finaliste, così come il loro passato, è stato profondamente diverso. Bello, emozionante, a tratti esaltante quello dei brasiliani, più sofferto quello degli argentini. L’undici di Tite ha trovato maggiori difficoltà negli ottavi, dove ha eliminato solo grazie alla regola dei gol in trasferta (1-1 fuori, striminzito 0-0 in casa) i cileni della Universidad Catolica. Ai quarti, invece, si è presentata la sfida tabù con il Boca. Gli xeneizes erano un incubo per il Colorado: dopo le scoppole rifilate nel 2004 e 2005, però, si sono dovuti inchinare ad un super Alex, tre gol nella doppia sfida. E fu così che la squadra carioca espugnò per la prima volta nella sua storia la Bombonera…Superato l’ostacolo più alto, la semifinale con il Chivas è stata una formalità. 2-0 in Messico, 4-0 in casa, un tappeto rosso verso la finalissima.
Più complicato, come dicevamo, il percorso dell’Estudiantes. Due derby combattutissimi -con i campioni uscenti dell’Arsenal de Sarandì e Argentinos Juniors- intervallati dalla battaglia col Botafogo (chiusa dal clamoroso episodio che ha visto il difensore brasiliano Andrè Luis sventolare in faccia all’arbitro il cartellino giallo) le tappe di questo cammino. L’eroe di turno è Boselli, il bomber che ha ‘matato’ l’Arsenal con una doppietta e ha piegato con la collaborazione del geniale Veron il Fogao. Un colpo di testa di Calderon (sì, proprio l’intramontabile 38enne ex Napoli) ha invece deciso la sudatissima semifinale con l’Argentinos, al termine di una sfida che ha vissuto momenti di tensione con l’espulsione di Quiroga e Brana.

Sfida tra numeri 10- Entrambe le squadre veleggiano in tranquilli quartieri di medio-alta di classifica, lontanissime però dalle primissime posizioni. Ciò significa due cose: 1) potranno permettersi un ampio turnover nelle partite di campionato; 2) l’unica speranza di partecipare alla prossima Libertadores (novità assoluta) passa per la vittoria nella coppa minore. La sfida, dunque, diventa doppiamente importante. E se i rispettivi goleador (Alex-Nilmar vs Boselli-Calderon) giocheranno un ruolo importante, i loro destini saranno decisi con ogni probabilità dagli uomini di fantasia, entrambi argentini: la Brujita Veron, fonte di gioco del Pincha, e l’ex Wolfsburg D’Alessandro, folletto del Colorado. Guarda caso due che conoscono molto bene il calcio europeo. Vinca il migliore.

Calcio mercato, Lecce

Lecce, in attacco si balla il sirtaki: preso Papadopoulos

Lecce, ecco Papadopoulos
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LECCE- Bel colpo dei salentini che presentano oggi il bomber greco Dimitrios Papadopoulos. L’attaccante, svincolato da qualsiasi contratto, ha un buon curriculum alle spalle. Il 2004 è il suo anno magico: appena acquistato dal Panathinaikos, si laurea capocannoniere del campionato greco (17 reti) contribuendo in maniera decisiva allo storico double (campionato e coppa), giunto dopo un decennio di dominio degli odiati rivali dell’Olimpiakos. La strepitosa annata gli vale la convocazione in Nazionale per gli Europei del 2004, dove la compagine ellenica centra una storica quanto inaspettata vittoria. L’avventura con il club della capitale, con cui ha disputato anche la Champions League e di cui è stato vice capitano per cinque stagioni, dura fino al giugno scorso. Lo score finale parla di 52 reti in 125 presenze. Ed ora la firma col Lecce. Il 27enne attaccante sarà a disposizione di Beretta alla riapertura del calcio mercato di gennaio. Un bell’innesto di esperienza e gol al reparto offensivo dei salentini.

Calcio Internazionale

Brasile a valanga, buona la prima per Maradona. Ok Olanda e Spagna

ROMA - Mercoledì di calcio in Europa e non solo con le grandi nazionali protagoniste assolute sui campi di tutto il mondo. Si passa dalla goleada del Brasile ai danni del Portogallo, alla prima vittoria di Diego Armando Maradona come Ct dell’Argentina, dalla spettacolare sfida di Berlino tra Germania e Inghilterra, al pareggio senza troppe emozioni dei campioni del mondo dell’Italia. Ma andiamo con ordine.

Bel debutto per El Pibe de Oro
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LA PRIMA DI DIEGO - Inizia col piede giusto la nuova avventura di Diego Armando Maradona. L’Argentina, infatti, arriva a Glasgow e si impone di misura grazie a una rete a inizio gara di Maxi Rodriguez. E’ l’ottavo minuto quando il centrocampista dell’Atletico Madrid finalizza un triangolo stretto sull’asse Tevez-Gutierrez. Meglio la Selecion a inizio partita, poi pian piano la Scozia ha preso le misure della squadra sudamericana rendendosi pericolosa soprattutto sulle palle alte. Buona la prima, dunque, ma c’è ancora molto da lavorare.

BRASILE A VALANGA - Nel giorno della sfida tra Kakà e Cristiano Ronaldo è il Brasile a farla da padrona. La nazionale verdeoro travolge il Portogallo per 6-2 e chiude un 2008 non proprio positivo con una prova molto più che convincente. Eppure il match non era iniziato nel migliore dei modi per gli uomini di Dunga andati sotto con una rete di Danny. La reazione al gol lusitano è pressoché travolgente: Luis Fabiano con una doppietta segna il sorpasso dei padroni di casa, poi Maicon prima del terzo gol e quindi della tripletta dell’attaccante del Siviglia dilagano per il Brasile. I portoghesi si rifanno sotto con Simao, ma per Elano ristabilisce le distanze prima del gol finale del neo entrato Adriano.

Mr.Fabio espugna Berlino
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COLPACCIO CAPELLO - Un’Inghilterra rimaneggiata (si fa per dire) espugna l’Olympiastadion al termina di una gara tiratissima ed entusiasmante contro una Germania mai doma (1-2). Capello, che deve fare a meno di Rooney, Lampard, Gerrard e Ferdinand, si affida ai gol di Upson (gol in mischia su azione da calcio d’angolo) e al sempre giovane Terry (colpo di testa in elevazione su Westermann). Proprio il capitano inglese era stato protagonista di una disattenzione difensiva (grave incertezza con collaborazione del portiere) in occasione del gol tedesco firmato da Helmes. Da segnalare anche un palo di Wright Phillips dalla lunga distanza.

DELUSIONE FRANCIA, OK SPAGNA UCRAINA E OLANDA - Gara priva di emozioni a Parigi dove la Francia di Domenech impatta sullo 0-0 contro un ottimo Uruguay bravo nel chiudere tutti gli spazi e a bloccare sul nascere ogni iniziativa transalpina. Ottima, invece, la prova dell’Olanda che affonda una Svezia orfana di Ibrahimovic (3-1). Negli Orange spiccano uno straordinario Van Persie, autore di una doppietta, e il solito Kuyt. Di Kallstrom il gol bandiera degli scandinavi. Vittoria facile per i campioni d’Europa della Spagna che si impongono con un secco 3-0 sul Cile grazie alle reti di Villa (rig), Fernando Torres e Cazorla e allungano così la loro striscia positiva a 28 partite. Vittoria di rigore per l’Ucraina che batte la Norvegia grazie a una rete dagli undici metri di Seleznev.
Una rete di Ziegler permette alla Svizzera di superare un’ostica Finlandia nell’unica gara europea valida per le qualificazioni.

LE RIVALI AZZURRE - Sguardo finale sulle rivali italiani del girone di qualificazione ai Mondiali del Sud Africa. Perde in casa l’Eire del Trap per 2-3 con la Polonia. Affonda a Belgrado la Bulgaria. La Serbia, infatti, si impone con un tennistico 6-1 sbagliando anche due rigori con Milosevic, autore comunque di una doppietta.

LE ALTRE PARTITE

AUSTRIA-TURCHIA 2-4
AZERBAIGIAN-ALBANIA 1-1
CIPRO-BIELORUSSIA 2-1
DANIMARCA-GALLES 0-1
EGITTO-BENIN 5-1
GHANA-TUNISIA 0-0
ISRAELE-COSTA D’AVORIO 2-2
LITUANIA-MOLDAVIA 1-1
LUSSEMBURGO-BELGIO 1-1
MALTA-ISLANDA 0-1
MONTENEGRO-MACEDONIA 2-1
OMAN-PARAGUAY 0-1
ROMANIA-GEORGIA 2-1
SLOVENIA-BOSNIA 3-4
SUD AFRICA-CAMERUN 3-2

Italia

Grecia-Italia 1-1: è record per Lippi

Record per Lippi
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ATENE- E’ Grecia-Italia, è un’amichevole, ma è soprattutto il 31esimo risultato positivo consecutivo di Marcello Lippi sulla panchina azzurra. Supera tutti, Pozzo compreso, un record.

RITMI BLANDI- Il primo tempo dice poco o nulla. Gli azzurri partono con un 4-2-3-1, con Toni unica punta e Rossi alle sue spalle. Poche emozioni, squadre che si studiano e che spingono poco. L’Italia ci prova con un bel tiro al volo di Gattuso, solita grinta da vendere, e con Rossi. La Grecia si sveglia solo al 25′ con un colpo di testa di Katsouranis, ma la palla scivola sul fondo. I padroni di casa reclamano anche per un presunto fallo di mano di Gattuso nell’area piccola e vanno in rete con Mantzios, ma in fuorigioco, il guardalinee è bravo ad alzare la bandierina.

ITALIA SCATENATA- La ripresa sembra estrapolata da un’altra gara. Gli azzurri entrano in campo con un’altra testa, complice forse anche il cambio di modulo e di uomini: si passa al 4-4-2 con Pepe al posto di Montolivo e la coppia Toni-Rossi in avanti. Cominciano le occasioni sprecate dai ragazzi di Lippi, prima con Toni, poi con Camoranesi e Gattuso. E come capita spesso, nel momento migliore di una squadra arriva la rete degli avversari: passaggio filtrante per Gekas che si invola verso la porta e batte De Sanctis. Siamo al 5′. L’Italia si sente punta sul vivo e ci mette solo 4′ per pareggiare: punizione di De Rossi perfetta per la testa di Toni, che così spezza un digiuno di oltre 700 minuti con la maglia della nazionale. Ancora Camoranesi poco dopo cerca il vantaggio, ma Tzorvas non si fa sorprendere. C’è il tempo per fare i cambi: dentro Maggio, Iaquinta e Gilardino al posto di Camoranesi, Rossi e Toni. Ma ormai la gara ha poco da dire.

SORVEGLIATO SPECIALE- Era la serata di Rossi, un test importante per lui. Lippi lo ha voluto, ha puntato sul suo talento. E ha fatto bene, perchè nonostante non abbia segnato, il ragazzo ha dimostrato per l’ennesima volta di valere, dando vita ad una prestazione di sostanza e di qualità. Anche lui nel futuro sarà un azzurro.

Lecce

Riportiamo i colori giallorossi allo stadio Via del Mare

da Leccechannel.it

LECCE- Fa discutere sulla decisione dell’osservatorio sulle manifestazioni sportive della Questura di Lecce di non far esporre allo stadio Via del Mare lo striscione “Il Salento è la nostra Terra DifendiamolA” votato dai telespettatori di Leccechannel. Provvedimento sensato o misura esageratamente repressiva? Leccechannel.it ha indetto un sondaggio in merito.

Calcio Internazionale, Italiani all'estero

Tornano Cudicini e Roma, in gol Rossi e Toni. Respira Zola

Toni ancora in gol
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ROMA – Torna come di consueto l’appuntamento con gli italiani all’estero. Weekend in parte positivo per i nostri connazionali impegnati nei campionati europei. Si rivedono in campo Cudicini e Roma, mentre vanno in rete i soliti Toni e Giuseppe Rossi. Torna dal primo minuto Donati, mentre Zola respira dopo le quattro sconfitte di fila.
Questo il quadro completo torneo per torneo.

INGHILTERRA – Torna a difendere la porta del Chelsea Carlo Cudicini che passa un pomeriggio tranquillo, come tutto il reparto difensivo dei Blues. Dopo quattro sconfitte consecutive, Gianfranco Zola rivedere uno spiraglio. Il suo West Ham, dove Di Michele rimane tutta la gara in panchina, pareggia 0-0 con il Portsmouth. Panchina anche per Dossena nel Liverpool che vince a Bolton.

GERMANIA – Ancora in rete Luca Toni, che sempre aver ritrovato la forma della scorsa stagione, nel 2-2 finale tra Bayern e Borussia. Panchina per Oddo. Stessa sorte per Zaccardo nel Wolfsburg che perde in casa dell’ Hoffenheim. Gara tutto sommato sufficiente per Barzagli che soffre, al pari dei compagni di reparto, la micidiale velocità del tridente dell’Hoffenheim (Obasi-Ibisevic-Ba).

7°gol per Rossi
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SPAGNA – Vince solo Enzo Maresca tra gli italiani impegnati nella Liga spagnola. Il suo Siviglia, infatti, si impone 2-0 sul campo del Getafe con una buona prova per l’ex juventino. Al Villareal non basta il settimo gol in stagione di Giuseppe Rossi. I gialli, infatti, non vanno oltre il 2-2 col Malaga. Sabato nero, invece, per Cannavaro e Moretti che perdono rispettivamente col Valladolid e lo Sporting Gijon. Prestazioni da dimenticare per i due.

FRANCIA – Nel Monaco si rivede tra i pali Flavio Roma. Il portiere si rende protagonista di grandi interventi ma nulla può sui due gol che segnano la sconfitta della squadra monegasca. Non convocato, invece, Legati. Panchina per Grosso nel big match della Ligue 1 tra il Lione e il Bordeaux.

SCOZIA - Finalmente titolare Massimo Donati nella vittoria del Celtic sul campo dell’Hamilton. Schiarato dal primo minuto anche Pascali che vince col suo Kilmarnock (2-0 sul Dundee United) e si avvicina al quarto posto.

SVIZZERA – Solita panchina per Guatelli nell’1-1 dello Zurigo a Basilea. Vittoria esterna, invece, il Bellinzona della colonia italiana. Scendono in campo il portiere Bucchi e i difensori Raso e La Rocca, mentre Miccolis entra nel finale di gara. In panchina, il secondo portiere Gritti. Assenti Conti, Belotti, Carbone e Ferrazza. Dilaga 6-1 il Lucerna di Ravasi che gioca per 70’.

ROMANIA – Due italiani al terzo posto. Il Cluj di Trombetta batte 2-0 l’Arges Pitesti e affianca a quota 26 punti l’Universitatea Craiova di Niccolò Napoli, che non va oltre lo 0-0 interno con il temutissimo Rapid Bucarest.

SLOVENIA - L’Interblock Lubiana di Alberto Bigon pareggia tra le mura amiche 1-1 con l’NK Publikum e fallisce l’avvicinamento al terzo posto.

BELGIO - Mirri assente per squalifica nello 0-0 del Mons con il Mechelen. Migliore non convocato.

OLANDA – Indisponibile per infortunio Pellè nell’1-1 dell’Az Alkmaar contro il Vitesse.

TURCHIA – Normale amministrazione per De Sanctis, fresco di convocazione in nazionale, nel Galatasaray che vince il derby per 2-0 contro l’Istanbul Buyuksehir.

RUSSIA – Sempre panchina per Pelizzoli nel Lokomotiv che vince 3-2 il derby con il Mosca FC.

Calcio giovanile, Italia

Kroos piega l’Under 21. Ma non è una brutta Italia

Il match winner Kroos
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OSNABRUCK- L’Under 21 di Casiraghi esce sconfitta dal test amichevole con la Germania ma lo fa a testa alta. Il preludio ad un possibile scontro negli Europei di giugno, infatti, è stato equilibrato, giocato senza timori reverenziali. Decide un gran gol di Kroos, il talento teutonico più puro. Italia rimandata ma non bocciata.

La cronaca- Gli azzurrini partono forte, non patiscono l’effetto trasferta. Balotelli viene atterrato in area: il fallo sembra esserci, l’arbitro fa proseguire. Poco dopo Lanzafame centra il palo in contropiede, ma è in posizione di fuorigioco. I tedeschi non stanno a guardare e rispondono con una punizione di Kroos deviata da Andreolli sulla traversa. Queste le emozioni più intense di una prima frazione di sostanziale studio. Nella ripresa Casiraghi inserisce De Silvestri, Candreva e Cerci per Motta, Criscito e Lanzafame. I due elementi più talentuosi, Balotelli e Giovinco, vanno solo a sprazzi, e così colpisce il fenomeno di casa Kroos. E’ il 3′ quando il trequartista classe ‘90 fulmina Sirigu con un bellissimo destro da fuori area. L’Italia non ci sta e cerca il pari. Balotelli sfiora il palo, Santacroce lo centra clamorosamente da due passi sciupando l’impossibile. Un brivido lo corre anche la nostra retroguardia su un passaggio di De Silvestri che colpisce l’ennesimo legno di serata, ma l’ultimo sussulto è di marca azzurra. Il tiro di Giovinco, però, non entra. Finisce 1-0 per la Germania, ma in fondo è solo un amichevole. Quando si farà sul serio, speriamo che il finale sia diverso.

Calcio Internazionale

Ventata di novità dal nord

Se i principali campionati europei sono in pieno svolgimento, all’estremo nord del continente i giochi sono invece fatti. E i verdetti, una volta tanto, sono stati a sorpresa. I tre campionati scandinavi e la Russia festeggiano infatti campioni atipici, tutti al loro primo trionfo.

Dopo la coppa il Kalmar vince anche il titolo

In Svezia il Kalmar era dato tra i favoriti. I rossi, rappresentanti di una piccola cittadina situata proprio di fronte all’isola Oland, venivano dal secondo posto del 2007 alle spalle del IFK Göteborg e dalla vittoria della Coppa di Svezia, la terza nella loro storia dopo i successi nel 1981 e 1987. Un bottino certamente non impressionante per una squadra fondata nel 1910 e da sempre lontana dal grande calcio, persino per i canoni svedesi, dove a farla da padrona sono sempre state le squadre di Stoccolma, il Malmö e il Göteborg. Invece questo è stato davvero l’anno buono, dopo un testa a testa con l’Esfsborg lungo tutta la stagione che ha premiato però la squadra di Nanne Bergstrand in panchina e un gruppo di giocatori certamente non eccelso in cui spiccano il difensore Lantz, il centrocampista Elm, nel giro della nazionale, i brasiliani Sacramento e Sobralense e il nigeriano Dauda.

Nella Tippeliga invece primo storico successo dello Stabaek, club di Baerun, sobborgo di Oslo. Club antico (fondato nel 1912) e anche più con un palmares alquanto scarno (soltanto una coppa vinta nel 1998) ma risultati recenti più che soddisfacenti, vedi il secondo posto dello scorso anno. Eppure tra i fiordi, nessuno la dava come una favorita: troppo il divario con le emergenti Valerenga a Brann. E invece le favorite hanno ampiamente deluso (per non parlare del Rosenborg, il cui ciclo è ormai al capolino) e i nerazzurri sono venuti fuori alla distanza tra un gruppo di outsider comprendente anche il Tromso e il Fredrikstadt. Decisive per il successo finale le reti del duo svedese Nannskog e Johan Andersson (rispettivamente 34 e 24 anni) che hanno occupato anche le prime due piazze della classifica cannonieri. Ma il merito principale del successo va ad un brasiliano formato mignon, di cui si parla già di naturalizzazione: Alanzinho, classe ‘83, cresciuto in quella fucina di talenti che è il Flamengo, prima di passare con esiti alterni all’America e al Gama. Ma è in Norvegia che il folletto è esploso. Alla faccia della saudade

Spostiamoci in Finlandia dove si è imposta un’altra squadra nerazzurra: l’Inter di Turku. Club fondato nel 1990 con chiare allusioni ai più famosi milanesi nella città che fu capitale della Finlandia fino al 1819, quando il governo si trasferì a Helsinki. Il miglior risultato finora risaliva al 2004 (quarto posto), mentre nella passata stagone era arrivato un anonimo nono posto. Difficile quindi ipotizzare anche lontanamente una vittoria in campionato. Anche perchè i Sinimustat (nerazzurri in finnico), a differenza dell’Inter italiana, non hanno un magnate come Moratti alla presidenza, ma Stefan Hakans, businessman molto attento a non sforare il bilancio. Pilastri della squadra campione allenata dall’olandese Dragtsma sono il difensore, olandese anch’egli, Hooiveld e il veterano Nuorela.

Festa grande per la sorpresa Rubin Kazan

Infine in Russia dove per il secondo anno consecutivo non si è imposta una squadra di Mosca. Il successo è infatti andato al Rubin Kazan, la squadra del Tatarstan, repubblica a maggioranza musulmana della sconfinata Federazione russa. Il club, fondato nel 1958, è arrivato nella massima divisione solo nel 2003, e grazie ai suoi munifici sponsor (si parla di un budget intorno ai 50 milioni di euro) tra cui il Presidente del Tatarstan, e ad un gruppo di giocatori esperti guidati dal nazionale Semak, da Savo Milosevic (ex Parma) e Stjepan Tomas (ex Como e Vicenza) ha dominato la stagione russa dall’inizio alla fine, con la ciliegina del 4-1 ai campioni uscenti dello Zenit. E proprio la squadra di San Pietroburgo, con i suoi successi in Europa, è l’esempio da seguire: ora l’obbiettivo è far bene in Champions League. L’appetito, si sa, vien mangiando…

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Storia calcistica in pillole


Questo sport che appassiona milioni di persone ha un'origine antichissima. L'antenato di questa disciplina fu l'haspartum di origine romana, gioco in cui l'obiettivo delle due squadre era portare la palla oltre la linea di fondo avversaria. Il suo erede conobbe i natali nella Firenze comunale-rinascimentale- il celebre calcio fiorentino- mentre quello vero e proprio nacque in Inghilterra a metà del XIX secolo.
Nel 1848 vennero definite le regole di gioco presso l'Università di Cambridge, il passo successivo fu la creazione della prima federazione nazionale, ovviamente sempre in terra britannica. Nel 1888 partì così il campionato di football inglese, l'attuale Premier League. Nel frattempo la disciplina si trasformò da sport d'elitè a sport per tutti, diffondendosi in tutt'Europa. Al fine di coordinare al meglio le competizioni e federazioni, nacque nel 1904 la Fifa.
Le scuole rinomate, quelle che hanno fatto la storia di questo sport, sono state tante e differenziate. Agli albori, la scuola inglese era praticamente inarrivabile. Il primo mondiale, denominato coppa Rimet, venne però vinto dall'Uruguay. E negli anni neri del totalitarismo l'Italia fascista dello storico Pozzo vinse ben due mondiali consecutivi, impresa che riuscì a ben pochi altri.
Nel dopoguerra si affermò la scuola ungherese fondata sul blocco della Honved, l'esercito magiaro, che annoverava bomber Puskas, Bozsik e Kocsis. Questo dominio, però, non venne tradotto in un successo: il mondiale del '54, infatti, venne vinto dalla Germania proprio contro i magiari. Quattro anni dopo, venne alla ribalta il Brasile, nazione che sarebbe diventata poi simbolo stesso dello spettacolo nel calcio internazionale. Il futebol bailado dei vari Pelè, Garrincha, Vavà, Rivelino (solo per citarne alcuni) incantò la platea mondiale, strappando applausi ovunque. In Portogallo, invece, esplose la stella di Eusebio, bomber implacabile del Benfica.
Questo predominio venne spezzato dall'unico successo dell'Inghilterra della coppia Best-Charlton (1966), il “maledetto” e il “gentleman”. Una vittoria, per altro, molto contestata: tutti ricorderanno il gol fantasma in finale. Eh sì, perchè i cosiddetti 'veleni' inficiano questo sport da molto tempo...Pochi anni prima (1955) era nata anche la coppa Campioni per club, oggi ribattezzata Champions League, competizione a cui partecipavano le squadre vincitrici dei campionati nazionali di tutto il continente. Il Real di Di Stefano, unico giocatore della storia di grado di segnare in 5 finali continentali (vinte) diverse, spadroneggiò in lungo e in largo prima dei successi del Milan di Altafini (1°trionfo italiano), della grande Inter di Herrera e dei club inglesi. Il biennio ’68-‘70 rimarrà a lungo impresso nella mente dei tifosi italiani: su tutto il dualismo Riva-Rivera (primo pallone d’oro di casa nostra) che infiammò la critica, ma soprattutto l’unico alloro europeo e il mitico 4-3 inflitto ai tedeschi nella semifinale mondiale. Anche se in finale, contro i verdeoro, non ci fu storia…
Gli anni '70 inaugurano l'epoca del 'soccer' totale olandese, una vera e propria rivoluzione. Ma questo è anche il periodo della concretezza tedesca e dell'avvento dell'Argentina. A livello di club emergono l'Ajax, il Bayern Monaco e il Liverpool. I vari Cruijff, Neeskens, Muller, Beckenbauer furono i protagonisti assoluti di questo decennio di svolta. Si arriva così al magico '82, al mundialito di Paolo Rossi e Bearzot che ci ricollocò sulla vetta del mondo. Ma gli anni '80 sono soprattutto gli anni di Maradona, il talento più puro mai apparso sulla faccia della terra, e di Platini. Il numero 10 argentino, tra giocate d'autore ed altre più discusse (la mano di Dios) fece sognare e gioire una città (Napoli) e una nazione (Argentina) intera. Nella nostra serie A affiorano i primi casi di calcio scommesse- un male che sarà molto difficile da estirpare- le retrocessioni storiche a tavolino in serie B e il clamoroso (e probabilmente irripetibile) successo del Verona.
A cavallo con gli anni '90 emerse il Milan olandese di Berlusconi e Sacchi, che rivoluzionò il modo di fare e pensare 'football' conquistando l'Europa e il mondo. L'Italia vide poi nascere la stella di Roby Baggio, il divin codino che ci trascinò con le sue invenzioni alla maledetta finale -e alle lacrime- di Pasadena. La maledizione rigori ha colpito la nostra nazionale in tutte le manifestazioni importanti, privandoci della gioia più grande, fino al favoloso trionfo del 2006 targato Marcello Lippi. Il tecnico toscano, coadiuvato da un gruppo fantastico, ha fatto impazzire di felicità l’Italia intera. E negli occhi di tutti rimarrà la testata di Zidane al petto di Materazzi
Negli ultimi anni tutto è cambiato, il numero di partite è lievitato, ergo nessun club è riuscito più a imporre il suo dominio come in passato. Si sono succedute così sulla cima d’Europa le nostre Milan e Juve, ma anche grandissimi club stranieri come Real, Manchester, Liverpool, Barcellona, Porto, ecc...Tra i tanti talenti venuti alla ribalta, la stella indiscussa di inizio millennio è Ronaldo, centravanti inventore del doppio passo ma dalle ginocchia fragili. Ma il vero protagonista è il denaro: mai come in questo periodo si son visti trasferimenti faraonici in sede di calcio mercato come quello record di Zidane, passato dal Real alla Juve per un centinaio di miliardi...e il primato potrebbe cadere...
Il nostro campionato, invece, ha conosciuto l'ignominia dei crack finanziari di Parmalat e Cirio e lo scandalo di Calciopoli che ne ha minato le fondamenta stesse. Poi la rinascita (anche se i problemi sono all'ordine del giorno), gli ultimi 3 scudetti dell'Inter, società a cui mancava il successo dall'89 ed aveva vinto soltanto qualche coppa Uefa, e la recente vittoria europea della Spagna, scuola storicamente bella ma perdente….ma questa è già cronaca…
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